Aree tematiche

INTERCULTURAÈ più facile disintegrare un atomo che un pregiudizio. (Albert Einstein)

Zygmunt Bauman nel suo libro “La società dell’incertezza” afferma: “Tutte le società producono stranieri: ma ognuna ne produce un tipo particolare, secondo modalità uniche e irripetibili”. I percorsi proposti hanno proprio come scopo principale e nitido quello di valorizzare l’incontro con l’altro e con le sue caratteristiche più nascoste, quelle che a un impatto superficiale non siamo in grado, per nostra natura, di cogliere. Partendo da questo tipo di valorizzazione cercheremo di fare scoprire ai ragazzi che dietro a una persona c’è prima di tutto un nome, ci sono dei vissuti, ci possono essere state delle sofferenze indelebili che hanno segnato la sua vita, ma soprattutto che dietro ad ogni volto c’è una storia diversa dalle altre, unica e irripetibile. Una storia che possiamo conoscere soltanto grazie al tempo dedicato all’ascolto della diversità, alla conoscenza, all’immedesimazione e alla sospensione di ogni tipo di giudizio. Lavoreremo con i ragazzi per fare emergere gli stereotipi e i pregiudizi sulla diversità culturale utilizzando metodologie attive, come simulazioni o dinamiche di problem solving, che favoriscano l’immedesimazione empatica e la seguente rielaborazione dell’emozione.

GLOBALIZZAZIONEAbbiamo l’esigenza di un’etica globale, così come di dubbi globali. / Quello di cui non abbiamo bisogno è la compiacenza globale verso il mondo di opulenza e assoluta povertà in cui viviamo. / Possiamo e dobbiamo fare meglio! (Amartya Sen)

“Globalizzazione significa il processo in seguito al quale gli Stati nazionali e la loro sovranità vengono condizionati e connessi trasversalmente da attori transnazionali, dalle loro chance di potere, dai loro orientamenti,identità e reti”. Tra le tante definizioni che sono state proposte negli anni, quella che fornisce il sociologo tedesco Ulrich Beck è una delle più sintetiche e chiare. La globalizzazione interessa tutti gli ambiti della nostra vita: dagli abiti che indossiamo alle trasmissioni che corrono sulle nostre reti televisive, dagli acquisti dei giovani alle scelte di marketing delle grandi aziende transnazionali, dall’aria che respiriamo nel nostro piccolo borgo di montagna alle offerte e alle condizioni di lavoro delle multinazionali, dalla scelta della gestione finanziaria familiare ai problemi di riduzione del debito pubblico nazionale. In questi percorsi cercheremo di avvicinare i ragazzi ad una tematica che appare molto lontana dal loro vissuto, ma che contro ogni loro aspettativa li interessa di persona nella loro quotidianità e per il loro futuro. Il ciclo di incontri prevede un forte stimolo per i ragazzi al fine di attivare in loro una responsabilizzazione verso il mondo in cui vivono e le sue trasformazioni.

EDUCAZIONE ALLA PACETroppi di noi considerano la pace impossibile. Troppi di noi la considerano irrealizzabile, ma questa è un’idea pericolosa e disfattista: essa porta a concludere che la guerra è inevitabile, che la sorte dell’umanità è segnata, che noi siamo stretti da una morsa di forza che non possiamo controllare. (John F. Kennedy)

Nell’educare alla pace è importante partire dalla verità dell’essere umano, ossia dal valore fondamentale e irripetibile che ha ogni persona, di qualunque colore o razza, di qualunque cultura e religione. La guerra ha bisogno di tenebre e oscurità per buttare bombe, menzogne e propagare odi, vendette e sfiducia. La pace, come la verità, si acquista attraverso i frammenti di vita vissuta. E’ importante richiamare tutto questo in un tempo in cui l’immediatezza delle conoscenze e delle relazioni rendono ancor più evidenti le superficialità, le contrapposizioni, le emarginazioni, le esclusioni, ma anche le oppressioni e le violenze che vengono ricercate e inflitte a chi è diverso o viene giudicato inferiore. Un cammino difficile ed esigente, che ci impegnamo a compiere a fianco dei giovani e ragazzi che incontreremo. Un cammino che richiede la costruzione di una cultura e una convivenza nella pace che possa crescere e radicarsi in ogni persona. Tale percorso parte dal tentativo e dalla necessità di dare alla guerra la sua vera identità, cercando di apprendere e interiorizzare competenze nuove per riuscire a leggere la realtà che ci circonda, per giungere a vivere le relazioni in modo positivo nella gestione degli aspetti conflittuali.

EDUCAZIONE ALLA LEGALITA’Non ho paura delle urla dei malvagi ma del silenzio degli onesti. (Martin Luther King)

Di fronte alla escalation di bullismo e violenze fra i giovanissimi la maggior parte delle persone scuote il capo e si chiede dove mai andremo a finire, la domanda che invece noi ci poniamo è: “perchè?”. Purtroppo in un mondo sempre più complicato e destabilizzante è diventato più difficile far percepire ai ragazzi il loro “essere parte” di una comunità, con tutto quello che ciò comporta; per questo è necessario un sforzo educativo nuovo e rinnovato per aiutare i ragazzi a prendere consapevolezza del loro essere membri di una società. Il senso che vogliamo dare alla nostra proposta è quello di presentare un concetto di legalità carico di un valore semantico aperto; non solo quindi rispetto delle norme ma anche l’essere protagonisti di una cittadinanza attiva. Educare alla legalità e quindi alla cittadinanza attiva significa elaborare e diffondere la cultura dei valori civili, consentendo l’acquisizione di una nozione più profonda dei diritti di cittadinanza, partendo dalla consapevolezza che per accogliere il concetto di “dovere” debba essere ben chiara la sua reciprocità con il concetto di “diritto”. Infine educare alla legalità significa sviluppare la percezione che condizioni quali dignità, libertà, solidarietà, sicurezza non possono considerarsi come acquisite per sempre, ma vanno perseguite, volute e, una volta conquistate, protette.

STILI DI VITALa felicità non va ricercata nel cielo sempre sereno, ma nelle piccole cose con le quali costruiamo la vita. (Carmen Sylva)

“Come si fa ad essere felici?” Chi di noi almeno una volta nella vita non si è posto questa domanda? Ogni persona vorrebbe avere la risposta a questa e ad altre domande simili, in modo particolare ogni ragazzo coltiva il sogno di una vita che lo realizzi appieno , il sogno di trovare il suo posto nel mondo. Nel nostro contesto “occidentale”, nonostante il livello di benessere economico e la qualità della vita siano molto elevati, è sempre più diffuso un senso di malessere generalizzato: aumenta lo smarrimento sia nei giovani che negli adulti, qualcuno parla di “modernità liquida” in cui si perdono le identità comuni e le relazioni si fanno sempre più instabili. I percorsi attivati sul tema degli stili di vita si pongono come obbiettivo quello di aiutare i ragazzi a riappropriarsi della capacità a puntare in alto, a rimettere al centro l’uomo, a guardare oltre il senso comune che li invita a essere costantemente in competizione fra loro. Inoltre si cercherà di accompagnare i ragazzi con proposte concrete su come declinare nella loro quotidianità il delicato tema degli stili di vita, con particolare attenzione alla loro relazione con i consumi e con l’ambiente. L’intento di queste proposte è rendere consapevoli che la costruzione della felicità passa anche attraverso una rinnovata relazione con l’ambiente, coi consumi e con le persone non più visti come un qualcosa da sfruttare ma come una ricchezza da custodire.

INFORMAZIONE ALTERNATIVA La prima battaglia la si vince con i mass-media. (Generale Wesley Clark)

Il mondo nel quale viviamo è ormai divenuto un “piccolo paese”, le distanze tra un continente e l’altro si sono accorciate dal punto di vista commerciale e culturale senza dimenticare il livello informativo. Grazie alle moderne tecnologie oggi nel mondo tutti possono sapere “tutto di tutti”, come avveniva una volta nei piccoli paesi. Ma è realmente così? Durante il nostro percorso cercheremo di rispondere a questa domanda. Si accompagneranno i ragazzi nel suggestivo mondo della costruzione delle notizie, gli si farà indossare la giacca del giornalista per capire in prima persona, attraverso role-playing e altre metodologie attive, come funziona il sistema massmediatico globale.Essi toccheranno con mano, per esempio quando imbastiranno la prima pagina di un loro quotidiano, che l’imparzialità è un obiettivo molto difficile da raggiungere. La riflessione non potrà non tenere conto degli interessi economici che sostengono il sistema mass-mediatico e dei risvolti che questo comporta. Pur essendo ben consapevoli della delicatezza delle tematiche affrontate, garantiamo il massimo della serietà e dell’imparzialità nel trattare tali argomenti.

COMMERCIO EQUO E SOLIDALEE un mercante chiese: “parlaci del commercio” / Ed egli rispose dicendo: “la terra vi conceda il suo frutto e basterà, se voi saprete riempirvene le mani. Scambiandovi i doni della terra, vi sazierete di ricchezze rivelate”. / Ma se lo scambio non avverrà in amore e in benefica giustizia farà gli uni avidi e gli altri affamati. (G. K. Gibran)

I ragazzi al giorno d’oggi sono sempre più protagonisti ed autonomi nelle proprie scelte d’acquisto; quanto però conoscono i diversi processi e le diverse realtà che stanno dietro ai prodotti acquistati? Quanto sono realmente consapevoli delle conseguenze delle proprie scelte? In una società dove i meccanismi del commercio tradizionale si impongono come unica strada possibile, il commercio equo e solidale vuole essere un “approccio alternativo al commercio convenzionale che promuove giustizia sociale ed economica, sviluppo sostenibile, rispetto per le persone e per l’ambiente attraverso il commercio, la crescita della consapevolezza dei consumatori, l’educazione, l’informazione e l’azione politica” (art. 1 della Carta Italiana dei Criteri del Commercio Equo e Solidale). Si può essere cittadini del mondo in modo attivo e consapevole in diversi modi: una possibile risposta, “un’altra via d’uscita” è quella del commercio equo e solidale, come proposta concreta per essere consumatori responsabili.

LAVORO MINORILEArticolo 32 / Gli Stati parti riconoscono il diritto del fanciullo di essere protetto contro lo sfruttamento economico e di non essere costretto ad alcun lavoro che comporti rischi o sia suscettibile di porre a repentaglio la sua educazione o di nuocere alla sua salute o al suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale o sociale. (Convezione sui dirittti dell’infanzia)

Parlare di lavoro minorile nel terzo millennio, in una società così avanzata come la nostra, non è facile. Il lavoro minorile è occasione di scandalo e di sfruttamento. Secondo i dati dell’Unicef, sono 5 milioni e 700 mila i bambini schiavi in tutto il mondo. Accanto a loro, a volte anche un po’ confusi nelle statistiche, altri bambini e adolescenti risultano invece vittime di situazioni di grave sfruttamento, tra cui la tratta, che riguarda 1 milione e 200 mila minori, sempre in base alle rilevazioni dell’ Unicef. I bambini vittime del lavoro minorile sono sottoposti a lavori nocivi per la loro salute mentale, fisica ed emotiva. Quali meccanismi si celano dietro questo fenomeno? Quali responsabilità? Conoscere questa realtà permetterà ai ragazzi di divenire consapevoli delle responsabilità di ognuno per la risoluzione di un fenomeno tanto grave, che può sembrare distante e troppo lontano per poter “fare qualcosa”. In realtà basterebbe partire da gesti semplici come i nostri acquisti per contribuire alla costruzione di un mondo più giusto, anche e soprattutto per i più piccoli.

EDUCAZIONE ALL’AFFETTIVITA’Se vuoi un amico addomesticami… / Che cosa vuol dire addomesticare? / E’ una cosa da tempo dimenticata…vuol dire creare dei legami. (Il Piccolo Principe)

La nostra società, in continuo cambiamento è orientata al consumo come fonte di felicità. Sempre più spesso è la società nel suo aspetto mass mediatico che trasmette i valori e le morali, poco ragionate, che guidano e indirizzano i giovani nella vita di tutti i giorni. Immagine, apparenza, successo, sono queste le parole chiave che caratterizzano il modello relazionale proposto. Anno dopo anno si percepisce sempre più la fatica che i giovani fanno ad affrontare il rapporto con il proprio corpo come parte importante e pregnante della relazione con gli altri; il corpo viene vissuto come un oggetto da mostra o di consumo. Partendo da questi presupposti riteniamo importante proporre una riflessione che passi attraverso un’educazione alla vita e ai sentimenti, per valorizzare le differenze di genere, il rispetto per il proprio corpo e per il corpo degli altri. Inviteremo i ragazzi a questa riflessione e presa di coscienza per aiutarli a cogliere e gestire i processi relazionali da protagonisti piuttosto che limitarsi, magari in maniera incosciente, a subirli.